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Inviato il 29.12.2006 alle 16:44 - Invia un commento

 

Testo dell'articolo: "Assurdo il diritto alla morte se manca il diritto alla vita":

Come mai nessuno si accorge che è assurdo parlare di diritto alla morte in una società dove non c’è diritto alla vita? Non sarebbe più logico cercare di ottenere dallo Stato il diritto alla vita anziché quello alla morte?

Sono sempre esistite norme di diritto, non cartacee, ma naturali, ed anteriori ad ogni norma cartacea, le quali dovrebbero costituire il modello sulla cui base formulare le leggi cosiddette positive, e giudicare la loro validità.

Oggi invece avviene il contrario: la “carta”, il decreto, stabilisce il fondamento su cui costruire le leggi naturali del nascere e del morire. Penso che se vuoi costruire una casa cominci dalle fondamenta non dal tetto.

Le fondamenta sono l’inizio dell’“esistenza” della casa, e solo in base a quelle si può procedere a costruirla e, poi, a goderne i benefici. Ma se ci occupiamo del tetto della casa senza prima fare le fondamenta, siamo logici? No, perché nessuno farebbe una casa cominciando dal tetto. Invece in Italia si fa passare per cosa buona e giusta occuparsi di giusta morte quando vi è gente che muore di fame e non solo nel terzo mondo, ma anche qui in Italia. Ma che politica è mai quella di questi “radical chic” che, avendo pancia e portafoglio pieni, vanno a staccare spine credendosi benefattori dell’umanità? Dove sta il senso? E non mi riferisco qui al senso del “sacro”, bensì al fatto che moltissime altre “spine” sono staccate in silenzio e senza clamori, dato che si tratta di un’azione sacra nella misura in cui è privata.

Reputo insensato il volerla rovesciare nel pubblico o nelle fattispecie giuridico-politiche.

La politica si deve occupare della cosa pubblica e non della cosa privata. La morte è un fatto assolutamente individuale e privato. Lo Stato non dovrebbe occuparsene, ma garantirne la privacy.

Ormai siamo giunti alla pazzia con questa mania delle leggi che devono regolare tutto dell’essere umano (così che mangiamo banane lunghe un tot e mele col bollino) e ridurlo a robot in balia della carta, fino all’ultimo. L’eutanasia è praticata, da sempre, da medici di buon senso che, reputando inguaribile una persona, trovano il modo per accelerarne la morte.

Penso che moltissimi ne avranno avuto esperienza in famiglia. A parte questo, voglio comunque ribadire che l’uomo ha diritto prima di tutto alla vita! E non lo dico nel nello stile Rosy Bindi, cioè in modo vuoto, e senza indicarne i presupposti per attuarlo concretamente. I presupposti per attuare concretamente il diritto alla vita sono un’alternativa che è stata data da tempo!

Ed è stata data da tutti coloro che, avendo a cuore il benessere di tutti, si sono seriamente occupati di moneta. Mi riferisco a Steiner, Gesell, Douglas, Pound, e a molti altri ancora: moneta datata e di proprietà popolare! Quattro parole. La ricetta è sempre la stessa. Non ve ne sono altre. Che bisogno c'è di partiti? Che bisogno c'è di scrivere ancora nuove leggi? Perché se un muratore o un musicista vogliono creare qualcosa, possono farlo solo se hanno la proprietà dei loro strumenti personali per farlo.

Creare con la cazzuola o con una tastiera altrui, o presa in prestito, è come respirare sotto ossigeno propinato da anestesisti affaristi. Così è l’“economia” attuale. Non si può fare economia coi soldi altrui. E i politici queste cose devono saperle. E le sanno. Ma nessuno dice la verità, compresi i vanitosi radicali, con la loro mania della legalità. Occorre dirlo convinti che ciò è possibile, che ciò è indispensabile, e che ciò è divenuto e diverrà sempre più urgente.

Non sono per nulla contrario alla legalità, ma a quella che deve servire il diritto naturale alla vita, non quella che lo crea, perché esso è già insito nel momento in cui un bambino viene alla luce. O vogliamo davvero ricacciarlo nelle tenebre ritornando ad una sorta di hobbesiano assolutismo di Stato “democratico”? Nessuno sente la contraddizione? Che volontà può essere quella di un “popolo sovrano” che monopolizzando la “produzione” del diritto, non riesce più a riconoscere il proprio diritto naturale alla vita? È sana o alienata una simile volontà? Per me è alienata al massimo grado.

È il limite dell’uomo ragionante solo intellettualmente. Il pensare organico comprende non solo il primo livello logico (pensiero intellettuale) ma altri tre livelli logici (logica immaginativa, logica ispirativa, e logica intuitiva). La vita è ritmo, e ritmo di tutt’e quattro, in armonia fra loro come le quattro stagioni! Solo l’essere meramente intellettuale ed astratto usa il mero gelo invernale.

Ma così egli non ha vita. Dunque non ha ritmo, ed impazzisce. Platone incomincia una sua opera con le parole uno, due, tre, quattro, e ragiona in modo organico. Dopo l’uno c’è il due, perché se non ci fosse il due non ci sarebbe neanche il ritmo, che è, appunto, vita. E l’aritmetica proviene, anche etimologicamente, dal ritmo della vita stessa. Chi confonde l’aritmetica con la convenzione, reputa opinione anche la matematica (da buon alienato). Però l’unità di misura 1 non è l’unità aritmetica 1, che ha senso solo in ordine a ciò che si vuole misurare (l’unità di misura 1 come litro, l’unità di misura 1 come metro, ecc., sono, sì, convenzioni). Non così per l’unità aritmetica. Essa ha senso sempre. E non per convenzione.

Il divenire comporta il ritmo. Chi ragiona solo intellettualmente confonde l’unità di misura (convenzionale) con l’unità aritmetica (non convenzionale), e confonde l’evento col processo. Ma l’evento ripetuto non è già più un evento.

È, appunto per il pensare organico, un processo. Lo studio dei processi porta a scoprire le leggi della natura. Le leggi naturali astratte o scollegate dalla loro dimensione temporale producono avversione al giusnaturalismo e cretini.


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