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Inviato il 23.01.2007 alle 17:50 - Invia un commento

 

Testo dell'articolo "Emissione di moneta: l'unica liberalizzazione necessaria" di Nereo Villa:

 

Attualmente, il ministro Bersani è il politico probabilmente più amato, o più temuto, per le sue azioni di cosiddetta politica di liberalizzazione in vari importanti settori della vita economica e sociale del Paese. Come si sa, le liberalizzazioni accontentano o scontentano le categorie interessate, le quali si trovano appunto avvantaggiate o svantaggiate dai provvedimenti governativi che ne ridefiniscono ogni volta le regole.

Per cui nascono le solite diatribe che dividono destra e sinistra, ma soprattutto alcuni cittadini da altri cittadini. Ogni volta che Bersani promuove una nuova liberalizzazione, ci sono almeno sei mesi di noiosissimi dibattiti televisivi e/o massmediatici, per stabilire convenienze o sconvenienze, utilità o inutilità, vantaggi e svantaggi. Insomma, da una parte c’è sempre qualcuno che pensa di essere beneficato dalla nuova legge e, dall’altra, qualcun altro che pensa di venirne danneggiato.

Nella totale confusione in cui avvengono queste discussioni, non si riesce a capire che in realtà vi sarebbe un’unica, essenziale ed indispensabile liberalizzazione da attuare, la quale renderebbe superflue tutte le altre, e cioè la liberalizzazione della moneta.

La moneta infatti la usano tutti, dalla casalinga al grande imprenditore, ed il fatto che essa sia emessa come merce da una banca centrale che non ha concorrenza alcuna, fa sì che tutti, sottolineo tutti, siano sottomessi ad una super autorità centrale che esercita, oltretutto occultamente, non solo il grande potere mercantile di essere unica venditrice (monopolio) del proprio prodotto, ma anche quello di  immettere lo stesso in un mercato costituito da un unico compratore (monopsonio): il cittadino che usa la moneta “unica”.

Ciò detto, mi permetto quindi di suggerire al ministro Bersani che sarebbe ora di prendere in considerazione il fatto che esclusivamente la liberalizzazione dell’emissione monetaria consentirebbe finalmente al popolo di divenire proprietario della propria moneta, e dunque di esercitare davvero la sua sovranità.

Escludendo ovviamente le generazioni di banchieri - che da tre secoli, vale a dire dalla fondazione della banca d’Inghilterra (1694) ad oggi, di padre in figlio si tramandano le dinamiche di manipolazione dei capitali della gente, come denunciato nel 1885 da Marx nel Capitale (Libro I, capitolo 24, par. 6, Ed. Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) - sulla liberalizzazione dell’emissione monetaria non potrebbe infatti esserci contestazione alcuna, dato che tutti ne trarrebbero vantaggio: perché il pubblico non avrebbe più alcun debito, ed il debito pubblico diverrebbe reddito di cittadinanza per tutti, dalla nascita alla morte. Mentre oggi, appena un bambino nasce, ha già trentamila euro di debito! Ad ogni cittadino dovrebbe invece essere attribuito, dalla nascita, un codice di redditi sociali mediante cui accreditargli mensilmente la quota di reddito generato dall’emissione monetaria e, nell’età adulta, ogni altra eventuale fonte di reddito derivante dal suo lavoro.

Se così non si fa, si fa politica solo per avallare un sistema monetario che è la più grande frode della storia umana, dato che permette di deprivare “legalmente” i cittadini del doppio dell’ammontare totale della moneta in circolazione, più gli “interessi”. Intanto i politici mangiano col loro reddito cinquanta volte superiore a quello del cittadino, per di più dicendo “mangevamo”, dato che oggi non occorre neanche sapere l’italiano per fare il politico: basta avallare il sistema della grande frode, mostrando la facciata del preoccuparsi per riforme o liberalizzazioni di questo o di quello.

Da anni, in interventi di diretta telefonica a radio radicale ho espresso personalmente più volte alla Bonino, a Della Vedova, ad Angius, e a molti altri politici, il contenuto preciso della frode, ponendo proposte e non proteste, però tutti hanno risposto che non erano intenditori di queste questioni, oppure hanno difeso lo status quo, arrampicandosi sui vetri, dato che lo status quo è indifendibile, dato che la putrescenza istituzionale è sotto gli occhi di tutti. Nessuno comunque è stato in grado di affermare che il contenuto di quanto dico, e di quanto studio dal 1972, è falso.

Pertanto sono arrivato alla convinzione che le riforme del sistema monetario e di quello finanziario non possono essere ottenute attraverso la sola opera dei politici, ammesso che siano essi stessi a chiederle. Esse non saranno possibili senza un sostegno pubblico veramente convincente. Perciò non mi rivolgo solo al piacentino Bersani, ma al piacentino che è in te che stai leggendo. Siamo tutti chiamati - nella misura in cui sappiamo vedere nella frode dell’odierna emissione monetaria la causa reale della miseria, e di ogni difficoltà economica - a lavorare perché la situazione cambi, girando queste informazioni ai politici, e dando loro il sostegno conoscitivo necessario. A fronte di un’epoca paradossalmente ricca di progresso tecnico e di un traboccante mondo di beni prodotti, cioè di ricchezza, al punto che l’apparato produttivo, avendo saturato da tempo i mercati di quanto occorreva alle collettività, si è dato da tempo alla produzione di pseudobeni, per la più parte inutili o addirittura inquinanti, ognuno deve fare del suo meglio in questa direzione. In tal senso ho approntato nel web una “Lettera aperta di cittadini alla Guardia di Finanza”, http://letterapertallagdf.blog.tiscali.it/, nella quale si chiede alla stessa di vigilare affinché le tasse le paghino anche le banche emittenti, dato che è notorio che invece - iscrivendo a debito i soldi che esse ci vendono non come materiale tipografico ma come merce avente il medesimo valore della banconota (come se quest’ultima fosse pagabile in oro al portatore) - non pagano tassa alcuna, ma la impongono al pubblico come debito.


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Inviato da Ivano Rasti il 27.01.2007 alle 10:12 - Link

Siamo di Napoli e stiamo cercando di realizzare una moneta complementare.
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